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Le piante etnobotaniche non sono semplicemente «specie particolari». Sono piante attraverso le quali si può leggere il modo in cui gli esseri umani hanno vissuto con la natura: che cosa mangiavano, con cosa insaporivano, che cosa usavano contro i disturbi e quali piante integravano nei loro rituali, nelle feste e nelle routine quotidiane. Proprio per questo sono così interessanti per il giardino. Non portano solo colore, profumo o raccolto, ma una storia d’uso.
Le piante magiche raccontano di protezione e guarigione, di sogno e pericolo, di mito, dose e dell’antica esperienza secondo cui alcune piante agiscono su di noi più di altre. Alcune piante portano da secoli una reputazione particolare. Venivano raccolte nei giorni di festa, appese alle porte, legate in mazzi di erbe o associate nei racconti a protezione, guarigione e benedizione. Altre erano considerate inquietanti, seducenti o pericolose - come piante delle streghe, delle veggenti, della trance e del sapere di confine.
Oggi chi coltiva un giardino cerca spesso qualcosa di più del semplice raccolto o di bei fiori. Molte persone desiderano un rapporto più vivo e più consapevole con la natura. Proprio qui comincia l'etnobotanica: guarda alle piante non solo come oggetti utili, ma come compagne dell'essere umano - come nutrimento, rimedio, profumo, protezione, simbolo e memoria.
Tradizionalmente, i semi vengono prima seminati vicini tra loro in seminiere e poi, dopo la germinazione, trapiantati in piccoli vasi o in semenzai con più vasetti. In alcune lingue straniere, per descrivere quest'operazione viene utilizzato un termine ('pikieren' in tedesco, 'repiquage' in francese) che in italiano significa all'incirca 'pinzettare'.